Quale ruolo ha la psiche all’ interno delle cure mediche? In questo articolo cercherò di dare un riposta a questa domanda, ma prima di entrare nel merito della questione, credo sia d’obbligo dare un definizione appunto di Medicina Integrata.  Con questo termine si descrive un approccio alla cura dell’essere umano che vuole abbracciare un modello terapeutico il più possibile inclusivo di diversi approcci, dai più convenzionali, a quelli cosiddetti “alternativi”.  L’idea di base è che l’ essere umano è un essere estremamente complesso e multi dimensionale. Vi è una dimensione fisica, una dimensione emotiva, una psichica e una dimensione spirituale. In realtà queste dimensioni formano un tutt’uno, non sono infatti scisse l’una dall’ altra. La medicina occidentale fino a poco tempo fa ha sostenuto un paradigma scientifico in cui l’uomo era studiato scomponendolo in parti sempre più piccole. Il risultato di questo approccio è l’iperspecializzazione attualmente in uso in medicina. Al contrario la medicina integrata approda ad una visione unitaria dell’uomo, dove il corpo e la mente godono della stessa importanza e si influenzano vicendevolmente determinandone lo stato di salute.

Una branca della medicina che, tanto per citare un esempio, ha incentrato il suo interesse di ricerca in questo senso è la PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia). La Pnei basandosi sulle ricerche della neurobiologa Candace Pert sostiene scientificamente la profonda connessione tra corpo, Emozioni, mente. Un disequilibrio in uno dei sistemi si riflette in un disequilibrio a catena negli altri.  Pensate al fenomeno dello stress, quando si è esposti a stressor per prolungati periodi di tempo si assiste ad un esaurimento non solo psichico (ansia , depressione) ma anche fisico (disturbi psicosomatici, gastriti, reflusso etc..). In quest’ articolo non entrerò nel merito dei meccanismi che sottendono tali processi, ma mi limiterò a chiarire alcuni dei contributi che la psicologia può dare alla nuova medicina.

Mens sana in corpore sano!

Sul fondo di questo scenario cosa può rendere le discipline che si occupano della salute mentale elementi che determinano l’ efficacia di certe cure mediche? Dicevano i romani: mens sana in corpore sano! Probabilmente avevano ragione. Sono ormai numerosi gli studi scientifici che sostengono quanto, ad esempio, i fattori emotivi influenzino l’insorgenza o meno di vari disturbi, il decorso e la prognosi di alcune malattie, come anche la risposta ad alcune cure. Soffermiamoci sul primo punto, cercando di capire come fattori emotivi determinino il manifestarsi di patologie fisiche.

E’ prassi di largo uso ascrivere all’ambito dei disturbi psicosomatici tutti quei problemi che apparentemente non hanno una causa direttamente individuabile a livello organico. La realtà dei fatti è che questo tipo di diagnosi è prodromica per un certo percorso di cure che nella maggior parte dei casi sarà aspecifico, e molto spesso con scarsi risultati. Inoltre, non è raro che il decorso di tali disturbi finisca con il divenire cronico o aggravarsi con il tempo.

Quello che oggi sappiamo è che alla base di molte malattie (psicosomatiche) spesso vi sono conflitti psichici che si traducono in emozioni represse o meglio non espresse che generano ansia inconscia la quale attivando il sistema nervoso, determina in molti casi l’insorgere di patologie. Ad esempio, una persona potrebbe, nei sui primi anni vita, per diverse ragioni, aver appreso a reprimere i sentimenti di rabbia verso i genitori perché percepiti come distruttivi nei confronti delle figure di attaccamento. Molto spesso come conseguenza di questi sentimenti di rabbia si sviluppa un profondo complesso di colpa che può portare ad attuare comportamenti autosabotanti.  Tutte le volte che nella vita adulta per un qualche motivo tali sentimenti verranno in elicitati, si attiverà uno stato d’ansia inconscia dalla quale quella persona si difenderà con tutta una serie di meccanismi difensivi. Ma cosa succede se tali meccanismi non sono sufficienti ad arginare tale ansia?

Cercherò di seguito di spiegare in parole semplici cosa succede.

L’ansia inconscia è quell’ansia di cui la persona non è consapevole. Dalle ricerche dello psichiatra Habib  Davanloo,  seguite da quelle di Allan Abbass, condotte videoregistrando sedute di terapia, si è visto, attraverso l’osservazione diretta, che solitamente quest’ ansia tende a seguire delle vie di scarico.

Queste vie sono:

  1. Sistema muscolo scheletrico (tensione, muscolare, rigidità, sospiri, rigidità)
  2. Sistema nervoso autonomo che coinvolge i visceri
  3. Sistema percettivo cognitivo
  4. Fenomeno della conversione

SI è inoltre osservato che queste 4 vie di scarico corrispondo a 4 pattern di somatizzazione, a seconda della via predominante di scarica si possono avere disturbi quali:

  1. Attacchi di panico, dolore al petto, mal di testa, fibromialgia ed altri disturbi muscolo-scheletrici.
  2. spasmi acuti o cronici nella muscolatura dei vasi sanguigni, al tratto Gastro-intestinale , alle vie aeree ed alla vescica, emicrania, ipertensione, poliuria, costrizione delle vie aeree superiori con manifestazioni pseudoasmatiche.
  3. alterazioni della visione come vista offuscata, visione a tunnel, perdita dei nessi associativi del pensiero e stati di dissociazione. Difficoltà di concentrazione e perdita di memoria.
  4. debolezza muscolare o paralisi in un qualsiasi muscolo volontario.

La ricerca condotta ha dimostrato inoltre che se si aiuta la persona ad entrare in contatto con le sue emozioni più profonde e a esperirle, sentendole fisicamente, l’ansia inconscia associata a tali emozioni tende a diminuire notevolmente se non a scomparire, riducendo così anche il sintomo somatico. Solitamente questo si ottiene con interventi focalizzati sull’emozioni come ad esempio fa l’Istdp.

Quanto vi ho riportato è una semplificazione di alcuni processi che dimostrano la stretta interazione che c’è tra mente, emozioni e corpo. In molti casi, la cura di patologie somatiche può avvenire attraverso un attento lavoro sull’emozioni.  Questa modalità d’intervento è in grado di dare un contributo sostanziale e fondamentale alla medicina integrata e permette ad interventi di tipo psicologico di assumere un ruolo fondamentale nella cura dell‘individuo. Psiche e corpo sono un unità inscindibile, la medicina e la psicologia non possono più ignorare questo aspetto, anzi devono muoversi in maniera sinergica nell’indagare metodi di cura sempre più incentrati su quest’aspetto. L’Intensive Short Term Dynamic Psychoterapy (ISTDP) è un intervento potente che parte da questi assunti dimostrandosi estremamente efficace.

 

 

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